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Favole nel Parco di Casvegno: un progetto di Soroptimist International club del
Mendrisiotto con il patrocinio di OSC.

La costellazione di favole allestita nel Parco di Casvegno forma un percorso ludico e di riflessione su valori essenziali come rispetto, amicizia,

non violenza e solidarietà.
La forma simbolica dei leggii, in stretto rapporto dialettico con il contesto, rappresenta ed enfatizza allegoricamente i temi raccontati nelle intramontabili favole di Esopo.

Idea e scelta delle favole: Soroptimist International club Mendrisiotto
Progetto architettonico e grafico©: Licia Joppini, Joelle Käser, Alice Robbiani
Ingegnere: Roberto Mondada
Cura dei testi delle favole e dei commenti: Lea Conconi
Commenti attualizzanti: Francesco Bianchi
Sito internet: Alessandro Fasolo
Posa opere: con l’aiuto di osc

FAVOLA 1: L’Inverno e la Primavera


Un giorno l'Inverno incontrando la Primavera le disse beffeggiandola:
- Sei troppo morbida e questo non va. Ti fai calpestare senza dignità ne
consenso e lasci le persone e gli animali impuniti. Quando arriva la tua
stagione incominciano a germogliare i primi fiori, il terreno si riempie di tante
varietà di erbe e tu permetti alle persone e agli animali di calpestare senza
ritegno tutto questo, lasciando che strappino senza rimorso i frutti appena
maturi.
- Io, invece, incuto paura agli esseri viventi con il mio freddo, la mia pioggia e il
mio rigido gelo che fa rintanare tutti e io posso starmene tranquillo - disse
l'Inverno con una certa superiorità.
La Primavera, dopo essere stata in silenzio, rispose:
- Invece ti sbagli, Inverno, io sono amata da tutti ed essi comunicano
armoniosamente con me. Quando io appaio, gli animali e le persone gioiscono
e cominciano a uscire dalle loro tane per assaporare la bellezza del sole e della
vegetazione. Non sai quanto è bello essere amati e che gioia si ha. Tu invece
sei solo temuto e non proverai mai quello che provo io - concluse così la
Primavera.
L'Inverno dopo aver ascoltato con attenzione le sue parole rifletté a lungo.

In questa favola vengono evidenziati i valori fondamentali della bontà e della sensibilità: sono infatti la non violenza e la generosità che producono rispetto e amore; il freddo allegorico dell’Inverno non genera vera stima, ma solo timore e paura.

FAVOLA 2: Il lupo e il cane

Un lupo magro e affamato incontra un cane ben pasciuto.
- Da dove vieni così lucido e bello? Cosa mangi per mantenerti così? Io sono
più forte ma patisco la fame.
- Puoi star bene anche tu se vuoi, basta che presti lo stesso servizio al 
padrone.
- Quale servizio?
- Custodire la casa di notte e spaventare i ladri.
- Ma io ci sto! Sono stanco di questa vita di stenti. Deve essere bello avere

un tetto e riempirsi la pancia senza cacciare. Vengo con te.
Cammin facendo il lupo vide che il collo del cane era un po’ segnato:
- Cos’è quel segno?
- Oh ... non è niente.
- Mi interessa sapere.
- Qualche volta mi tengono legato, perché possa riposare durante il giorno e
rimanere sveglio durante la notte. Ma alla sera posso girare libera- mente e mi
danno da mangiare.
- Ma se si ha voglia di uscire si ha il permesso?
- Ogni volta che si vuole ... no.
- Addio amico, preferisco mangiar poco in libertà che molto in prigionia.

In questa favola conversano un cane e un lupo che esemplificano, nella diversità
delle loro vite, la dualità di ogni situazione. Il dialogo mette in evidenza come ogni
scelta implichi una conseguenza, eppure non vi è una vita migliore di un'altra: il cane
e il lupo scelgono esistenze differenti perché hanno esigenze differenti ed entrambe
meritano rispetto.

Commento del Prof. Francesco Bianchi
La morale di questa favola, ripresa anche da Fedro, è nota a tutti: vi si oppone un bene morale di valore assoluto come la libertà a un bene materiale di valore relativo come il cibo. Ma sono proprio sempre in antitesi, ovvero occorre rinunciare ai valori materiali, agli idoli della società consumistica, per essere liberi nelle coscienze, nello spirito? Esopo estremizza le due posizioni: la libertà o l’indipendenza è legata forzatamente al sacrificio, alla rinuncia dei beni materiali, consumistici e, dall’altra parte, la
sicurezza materiale comporta per forza la limitazione o la perdita di valori morali, di una propria libera essenza? È possibile forse trovare un equilibrio interiore che ci faccia capire quello di cui abbiamo effettivamente bisogno. La libertà è un bene irrinunciabile, lo sapeva bene Dante, di cui ricorre quest’anno il 700esimo della morte, che non ha accettato compromessi di sorta pur di difendere la propria dignità morale.

FAVOLA 3: La lepre e la tartaruga

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali:
- Nessuno può battermi in velocità - diceva,
- Sfido chiunque a correre come me.
La tartaruga, con la sua solita calma, disse:
- Accetto la sfida.
- Questa è buona! - esclamò la lepre, e scoppiò a ridere.
- Non vantarti prima di aver vinto - replicò la tartaruga.
- Vuoi fare questa gara? - così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana.
Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga, si sdraiò a fare
un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo
l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse:
- Non serve correre, bisogna partire in tempo.

In questa favola emerge l’idea che possedere capacità innate o condizioni favorevoli
non garantisce necessariamente il successo; un’attitudine basata sulla
determinazione e la perseveranza, il rispetto verso altri e la fiducia nelle proprie
abilità, permette di raggiungere molti traguardi. In questa metaforica gara vince la
resilienza.

Commento del Prof. Francesco Bianchi
Oggi siamo nella società della velocità, dell’efficienza, in cui l’ozio viene considerato una malattia. Sia lode alla fretta, al tempo
guadagnato, all’esasperata competizione. Anche nell’educazione prevale in tanti genitori l’ossessione di riempire ogni momento,
apparentemente vuoto, della vita dei propri figli con ogni tipo di attività: dal violino alla danza, dallo sport alla attività manuale.
L’importante è che non ci siano tempi morti in cui annoiarsi. Eppure la noia, come diceva Leopardi, è proficua per la riflessione
e soprattutto per l’immaginazione, grazie alla quale possiamo creare sensazioni infinite, sfuggendo alla finitezza di ogni cosa
che caratterizza la nostra vita.
L’ efficientismo, l’ambizione del risultato da ottenere a tutti i costi possono essere dannosi: mi piacerebbe che i genitori
potessero insegnare ai loro figli che il tempo è sì prezioso, e non va sprecato, ma che esiste un modo intelligente di usarlo, di
impiegarlo, un modo in cui possono trovare spazio momenti che appartengano solo a se stessi, e a nessun altro, e nient’altro,
apparentemente privi di uno scopo precipuo, ma in realtà utili a trovare il proprio equilibrio, il proprio battito, il proprio io.
Del resto gli antichi romani davano alla parola “ozio” un significato positivo: era il contrario di “nec-otium” che era l’attività
politica, mentre l’otium era l’inattività, il tempo dedicato alla riflessione, alla lettura, alla scrittura.
Oggi la parola d’ordine è stare svegli, riempire spasmodicamente ogni minuto vuoto. Chi si può permettere di fare la siesta,
fantasticare, vagare senza meta, senza sentirsi terribilmente in colpa? In un’intervista al CdT del dicembre 1994 lo scrittore
Antonio Tabucchi scriveva:
“Ricorderò sempre con piacere una frase che era solita ripetermi mia nonna, quando io, che sono sempre stato piuttosto
predisposto all’ozio, le dicevo, lamentandomi e quasi pretendendo che lei riempisse le mie ore, con giochi e distrazioni: nonna,
mi annoio! Lei mi rispondeva: annoiati, bambino, che ti fa bene all’immaginazione. L’ozio è una condizione necessaria per
coltivare l’immaginazione, e anche per poter scrivere. Purtroppo il mondo moderno non ci permette di oziare, si è costretti ad
occupare, in ogni modo, il nostro tempo libero. Oziare è diventata una colpa.”

FAVOLA 4: Il leone e il topo

Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria.
Uno di loro, senza accorgersene, nel correre, si buttò su quel corpo sdraiato.
Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo.
Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato
riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppiò a ridere e lo lasciò
andare.
Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza
del piccolo topo. Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al
tronco di un albero.
Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise
a rodere la corda. Dopo averlo restituito alla libertà gli disse:
- Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa
del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo
essere utili ai grandi.

I valori di solidarietà, gentilezza e amicizia emergono in questa favola che racconta
l’atto di aiuto reciproco tra due animali nemici per natura. Essi riescono a salvarsi a
vicenda parlandosi e sfruttando con intelligenza le proprie diversità.

Commento del Prof. Francesco Bianchi
Questa favola di Esopo contiene, oltre alla morale tradizionale, un messaggio interessante e attuale: proprio in questi tempi così
difficili, ma non solo, la solidarietà reciproca acquista un valore importante: quando le cose vanno male, l’aiuto tra piccoli,
poveri, bisognosi lascia purtroppo spesso spazio alle rivalità, anche meschine, al soddisfacimento dei bisogni individuali a
discapito del beneficio o benessere comune. Oggi, se vogliamo avere qualche concreta chance di uscire da questo periodo
buio, è importante stringersi, come diceva Manzoni, in “social catena” e aiutarci l’un l’altro, senza badare agli interessi personali,
al proprio utile. Il bisogno, la necessità, il pericolo affliggono tutti e prima o poi si deve poter contare sull’aiuto del prossimo, del
vicino, del collega. E non contano le gerarchie: si può essere leoni, si può essere topolini, non contano le classifiche, le
dimensioni, i ruoli. Tutti possono dare una mano per fare del bene.

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